Il mio piccolo pensiero per mio padre che festeggiava il suo compleanno la vigilia di Natale.

 

 

Storia di un Soldato e della sua guerra

La gavetta smarrita in Russia nel 1942

Durante l'inverno  del 1992, una troupe della rivista "Airone" viene inviata sul Don per un reportage

sui luoghi dove cinquant'anni  prima erano schierati i soldati italiani.

Percorrono a piedi il fronte italiano dell'Armir (Armata Italiana in Russia), attraversano villaggi

che dal 1942 non avevano più ospitato stranieri  ed approfittano dell'ospitalità di contadini e pescatori.

Una mattina, mentre stavano per ripartire per il loro viaggio, incontrano  un uomo dalla corporatura massiccia:

"Buongiorno, mio zio mi ha detto che dei giornalisti italiani hanno passato la notte qui"

"Si"

"Devo restituirvi una cosa che vi appartiene" e tira fuori dalla tasca un cartoccio, lo apre e porge loro il contenuto:

un gavettino militare italiano con foro slabbrato da scheggia di granata.

"l'ho trovato nell'orto raccogliendo le patate".

Incise nell'alluminio ci sono alcune parole: Orvieto, Gino, W l'Asse Roma Berlino e un cognome indecifrabile

NAR__CCI. Se questo gavettino è ridotto così, chissà che fine ha fatto il suo proprietario,

il soldato di Orvieto che lo usava.

Un giorno la troupe di Airone viene invitata ad una trasmissione per ragazzi, dovranno raccontare del

viaggio in Russia, e chiedono di portare qualcosa da far vedere: naturalmente pensano subito al

Gavettino ed esprimono perplessità per una eventuale identificazione: Ma una ragazza lo guarda ed

esclama "guardate bene c'è scritto Narducci, Narducci Gino di Orvieto".

Con una guida telefonica e tre telefonate riescono a ritrovare Gino, reduce di Russia che vive a Santa Marinella

 provincia di Roma.

"Pronto! qui è la Rai di Torino, abbiamo ritrovato in Russia il suo Gavettino.."

"Suvvia non scherzate, lasciatemi stare.."

"No, Signor Narducci, non è uno scherzo. L'aspettiamo domani per la trasmissione,

le procuriamo il biglietto, lei pensi solo a fare le valigie"

Io sono rientrata a casa dal lavoro la sera e ho trovato mio padre emozionatissimo, con gli occhi lucidi

 che mi racconta della telefonata della Rai: partirà l'indomani mattina accompagnato da mio marito.

Arriva alla Rai ed incontra Giorgio, lo scrittore, si abbracciano forte come se si conoscessero da sempre

ed inizia il suo racconto:

"Arrivai sul Don nell'ottobre 1942, a metà dicembre iniziò il calvario. Ci dissero di scappare

perchè i Russi attaccavano con i carri armati: Di giorno camminavamo verso Cercovo ,

di notte dormivamo ammucchiati in qualche isba. Una notte mi addormentai con la testa sulle gambe

di un soldato che la mattina dopo era morto. Ricordo di un tenente medico che si era tolto le scarpe

e camminava a piedi nudi che fasciai con dei pezzi di coperta e camminai per tre giorni sorreggendolo

 ma poi mi mancarono le forze , mi si stavano congelando i piedi anche a me.

Ci separammo e non lo vidi più.

Il 20 Dicembre la colonna di ventimila uomini a cui eravamo uniti si fermò per la notte

in fondo ad una valle che diventò "la valle della morte" : I Russi erano sulla cresta ed iniziarono

 a sparare con mortai, cannoni anticarro e Katjusca.

Il 23 Dicembre  giorno del mio compleanno, dovetti fare tre assalti alla baionetta.

Tornando al campo trovai il mio gavettino ancora pieno di minestra gelata. La scongelai  la ripulii alla meglio:

quanto era buona!!!

Noi avevamo buttato via i nostri moschetti che con il freddo si inceppavano ed usavamo i mitragliatori

PPSH russi presi ai morti, questi erano meno precisi ma sparavano sempre.

Arrivammo a Chertkovo, trovammo da mangiare e poi fui ricoverato a Voroscilovgrad,

perchè avevo i piedi congelati.

Poichè anche quella città stava per essere evacuata, ci caricarono sui carri bestiame 

e tornammo in Italia.

Al rientro ci riunirono  in piazza per sentire i discorsi dei Gerarchi e dalla

folla si sentì qualcuno  gridare

"Guardateci, guardate come questa guerra ci ha ridotti".

Il gavettino regalato da Giorgio Roggero a mio padre è conservato in una vetrinetta a

perenne ricordo di questa tragica avventura ed a memoria di mio padre Gino.

 

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 Lungo il Don di Giorgio Roggero.